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Trump rilancia il CLARITY Act e porta la sfida tra crypto e banche sul terreno della competizione con la Cina

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Trump rilancia il CLARITY Act e porta la sfida tra crypto e banche sul terreno della competizione con la Cina

Donald Trump ha trasformato il confronto sulla regolamentazione delle criptovalute negli Stati Uniti in una questione di competitività globale. Al centro dello scontro c’è il Digital Asset Market CLARITY Act, il progetto di legge destinato a definire con maggiore precisione le regole del mercato americano degli asset digitali. Per il presidente, lasciare il settore nell’incertezza normativa significherebbe rischiare di consegnare innovazione, capitali e imprese a concorrenti internazionali, con la Cina come principale rivale strategico.

La posizione della Casa Bianca si inserisce in una politica apertamente favorevole allo sviluppo dell’industria crypto negli Stati Uniti. Dopo l’approvazione del GENIUS Act, firmato nel luglio 2025 e dedicato alla regolamentazione delle stablecoin di pagamento, l’amministrazione considera il CLARITY Act il passaggio successivo per completare il quadro normativo. L’obiettivo è stabilire regole più chiare per piattaforme, intermediari e asset digitali, riducendo l’incertezza sulla divisione delle competenze tra Securities and Exchange Commission e Commodity Futures Trading Commission.

Il nodo più delicato riguarda però il rapporto tra banche tradizionali e operatori crypto. Una parte dell’industria bancaria teme che la diffusione delle stablecoin e dei programmi di ricompensa possa sottrarre depositi al sistema bancario. Se una quota rilevante della liquidità dei risparmiatori venisse trasferita verso strumenti digitali capaci di offrire rendimenti, le banche potrebbero trovarsi con una base di raccolta più ridotta e con minori risorse da destinare al credito.

Le aziende del settore crypto sostengono invece che impedire alle piattaforme di offrire determinate forme di remunerazione significherebbe proteggere il modello bancario esistente dalla concorrenza. Il confronto supera quindi la disputa tecnica. In gioco c’è il modo in cui potrà essere remunerata la liquidità digitale e, più in generale, il rapporto futuro tra depositi bancari, stablecoin, sistemi di pagamento e servizi finanziari basati su blockchain.

Trump ha scelto di schierarsi apertamente dalla parte dell’industria crypto, accusando le banche di ostacolare un settore che considera strategico per l’economia americana. Il riferimento alla Cina aggiunge una dimensione geopolitica al confronto. Pechino mantiene forti limitazioni sulle criptovalute nel mercato interno, ma allo stesso tempo investe nella blockchain, nello yuan digitale e nelle infrastrutture finanziarie tecnologiche, mentre Hong Kong sta sviluppando un ecosistema regolamentato per gli asset digitali.

La competizione tra Stati Uniti e Cina non riguarda semplicemente chi possiederà più Bitcoin. Riguarda soprattutto chi riuscirà a costruire le infrastrutture, le regole e i mercati capaci di attirare capitali, sviluppatori e imprese della nuova economia digitale. Washington punta su un modello maggiormente orientato al mercato privato, mentre Pechino mantiene una struttura nella quale innovazione finanziaria e controllo pubblico rimangono strettamente collegati.

Il CLARITY Act aveva ottenuto nel luglio 2025 ampio sostegno alla Camera dei Rappresentanti, dove era stato approvato con 294 voti favorevoli e 134 contrari. Nel 2026 il percorso è proseguito al Senato, ma le trattative hanno incontrato nuovi ostacoli. Alle divergenze sulle stablecoin si sono aggiunte le discussioni sulle norme etiche e sui possibili conflitti d’interesse legati alle attività crypto dello stesso Trump e della sua famiglia.

Il voto definitivo è però diventato più difficile. Il Senato ha rinviato il passaggio del provvedimento oltre la pausa estiva, lasciando aperta la possibilità di una nuova fase negoziale a settembre. Con le elezioni di metà mandato sempre più vicine, però, il calendario politico rende ogni rinvio più pesante.

La partita americana sulle criptovalute sta dunque entrando in una fase decisiva. Il CLARITY Act non riguarda soltanto Bitcoin o il valore dei token sui mercati. Dietro la legge si confrontano banche e piattaforme digitali, regolatori e imprese tecnologiche, interessi politici e strategie geopolitiche. Per gli Stati Uniti la domanda è ormai chiara: non se la finanza digitale continuerà a crescere, ma dove crescerà e chi riuscirà a stabilirne le regole.

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