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Il mercato crypto cresce del 39,6% ma gli scambi rallentano

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Il mercato crypto cresce del 39,6% ma gli scambi rallentano

Il mercato delle criptovalute ha ritrovato slancio nell’estate del 2026, ma dietro la crescita dei prezzi si nasconde una contraddizione che merita attenzione. Nel terzo trimestre il valore complessivo delle monete digitali è aumentato del 39,6%, recuperando oltre 840 miliardi di dollari. Alla fine di settembre la capitalizzazione si è avvicinata ai 3.000 miliardi, interrompendo una sequenza di tre trimestri negativi. Eppure gli scambi sono diminuiti: una ripresa evidente nei listini, meno nella partecipazione degli investitori. La crescita della capitalizzazione non equivale a nuovi investimenti dello stesso importo: riflette il valore delle criptovalute in circolazione.

La svolta è arrivata in agosto. Quel mese il mercato ha guadagnato quasi 490 miliardi di dollari, sostenuto dal ritorno degli acquisti e dagli afflussi verso gli ETF su Bitcoin, strumenti finanziari che permettono di esporsi alla criptovaluta attraverso i mercati regolamentati. A favorire il clima è stato anche l’annuncio del Tesoro statunitense di maggiori riacquisti di titoli pubblici a lunga scadenza. Il movimento è proseguito a settembre, nonostante le incertezze normative negli Stati Uniti. Al 30 settembre, comunque, il settore valeva ancora il 4% in meno rispetto all’inizio dell’anno.

Il dato decisivo, tuttavia, riguarda il denaro movimentato. Il volume medio giornaliero degli scambi si è fermato a 73,3 miliardi di dollari, in diminuzione dell’8,6% rispetto al trimestre precedente. Settembre ha mostrato un miglioramento rispetto a luglio, ma non è bastato a invertire la tendenza trimestrale. In altre parole, il mercato è salito senza un equivalente aumento delle operazioni, segnale che invita a distinguere l’entusiasmo per i prezzi dalla solidità della domanda. La liquidità conta perché rende più facile comprare e vendere senza provocare oscillazioni brusche. Quando si assottiglia, anche movimenti relativamente piccoli possono pesare sulle quotazioni.

Fra le maggiori criptovalute è stata Ethereum a sorprendere. Ether ha guadagnato il 71% nel trimestre, raggiungendo 2.684 dollari e facendo meglio di Bitcoin. Gli ETF statunitensi dedicati a questo asset hanno attratto 3,1 miliardi di dollari netti, compensando le uscite registrate nella prima metà dell’anno. Parallelamente, però, gli scambi medi giornalieri su Ethereum sono scesi del 23,2%. Sul fronte tecnologico, inoltre, l’atteso aggiornamento Glamsterdam non è stato attivato sulla rete principale entro settembre.

La fotografia degli exchange conferma un mercato in trasformazione. I primi dieci operatori centralizzati hanno registrato complessivamente 1.650 miliardi di dollari di scambi spot, il 14,2% in meno del trimestre precedente. Binance ha rafforzato la propria posizione, portando la quota di mercato dal 38,7% al 42,7%. La concentrazione dei volumi su un singolo operatore solleva interrogativi sulla concorrenza e sulla distribuzione della liquidità. Sono dati riferiti agli scambi immediati sulle piattaforme centralizzate, non all’intera attività che avviene anche attraverso protocolli decentralizzati.

Diverso il comportamento dei prodotti derivati, utilizzati anche per operazioni speculative con leva finanziaria. Le posizioni aperte sui futures perpetui sono cresciute del 40,6%, superando i 100 miliardi di dollari. Una dinamica che può amplificare i guadagni durante i rialzi, ma anche accelerare le perdite quando i prezzi cambiano direzione. Se troppe posizioni finanziate a debito vengono chiuse forzatamente nello stesso momento, le vendite possono accentuare il ribasso.

Non sono mancate novità fuori dai nomi tradizionali. Il token HYPE di Hyperliquid ha raggiunto un massimo di 98 dollari, mentre Robinhood Chain ha attirato un’intensa attività di scambio, alimentata anche dalle memecoin. Sono esempi di un ecosistema che continua a innovare, ma nel quale la ricerca di rendimenti rapidi convive con rischi elevati.

Il bilancio resta quindi doppio. Il trimestre ha restituito valore agli investitori, senza recuperare completamente le perdite accumulate dall’inizio del 2026. E la nuova volatilità di ottobre ricorda che un forte rimbalzo non equivale, da solo, all’inizio di una crescita stabile.

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