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Il tribunale francese respinge lo stop alla DAC8 e lascia in vigore la raccolta europea dei dati crypto

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Il tribunale francese respinge lo stop alla DAC8 e lascia in vigore la raccolta europea dei dati crypto

La Francia mantiene in vigore le nuove regole europee sulla trasparenza fiscale delle criptovalute. Il Consiglio di Stato francese ha respinto la richiesta urgente presentata da Paymium, Leonod e Satoshi Portal Inc., società collegate all’azione promossa anche da Bull Bitcoin, che chiedevano di sospendere il decreto con cui Parigi ha dato attuazione alla direttiva europea DAC8.

La decisione riguarda il decreto n. 2025-1276 del 19 dicembre 2025, entrato nel sistema francese per rendere operative le nuove regole europee sulla raccolta e sulla comunicazione dei dati relativi alle operazioni in crypto asset. La DAC8, applicabile dal 1° gennaio 2026, amplia infatti lo scambio automatico di informazioni fiscali tra gli Stati membri dell’Unione Europea e coinvolge direttamente i prestatori di servizi su criptovalute.

In base al nuovo quadro, gli operatori interessati devono raccogliere, verificare, conservare e trasmettere una serie di informazioni sugli utenti e sulle operazioni effettuate. L’obiettivo dichiarato dall’Unione Europea è ridurre gli spazi per evasione ed elusione fiscale in un settore nel quale le transazioni possono attraversare rapidamente più giurisdizioni e utilizzare infrastrutture decentralizzate. I dati raccolti devono poi essere condivisi tra le amministrazioni fiscali europee attraverso i meccanismi di cooperazione previsti dalla direttiva.

Le società ricorrenti hanno però contestato la portata del sistema, sostenendo che la concentrazione di informazioni personali, fiscali e finanziarie riguardanti i possessori di criptovalute possa aumentare i rischi per la sicurezza. Tra le principali preoccupazioni figurano possibili violazioni informatiche, accessi illeciti ai database e utilizzi criminali dei dati relativi al patrimonio digitale degli utenti.

Il ricorso urgente puntava quindi a bloccare temporaneamente l’applicazione del decreto francese in attesa della decisione sul procedimento principale. Il Consiglio di Stato non ha accolto la richiesta. Secondo il giudice amministrativo, i ricorrenti non hanno dimostrato l’esistenza di una situazione di urgenza tale da giustificare la sospensione immediata delle norme.

Nella valutazione del tribunale ha pesato anche l’interesse pubblico collegato alla prevenzione della frode e dell’evasione fiscale. Il semplice rischio di una futura compromissione dei dati non è stato considerato sufficiente per interrompere l’applicazione del decreto. Questo passaggio è importante perché la decisione non stabilisce che le contestazioni sulla privacy siano prive di fondamento, ma soltanto che non ricorrono le condizioni necessarie per un intervento cautelare immediato.

La controversia, quindi, non è conclusa. Resta pendente il ricorso di merito diretto a ottenere l’annullamento del decreto. Le società contestano, tra gli altri aspetti, la proporzionalità degli obblighi imposti, il rispetto delle regole europee sulla protezione dei dati e la compatibilità del sistema con i diritti alla vita privata riconosciuti dal diritto europeo.

Per gli operatori del settore, nel frattempo, gli obblighi restano pienamente efficaci. I prestatori di servizi crypto devono raccogliere i dati relativi alle operazioni effettuate dal 2026 e prepararsi alla prima fase di comunicazione. Secondo il calendario europeo, le informazioni relative al primo anno di applicazione dovranno essere trasmesse entro il 30 settembre 2027.

La vicenda francese assume una rilevanza che supera i confini nazionali. La DAC8 riguarda infatti l’intero mercato europeo e rappresenta uno dei principali strumenti con cui Bruxelles sta integrando le criptovalute nel sistema ordinario di controllo fiscale. Dopo MiCA, che disciplina soprattutto l’attività degli operatori e il funzionamento del mercato, la DAC8 interviene sul terreno della trasparenza tributaria.

Il confronto aperto davanti al Consiglio di Stato mette così in evidenza una delle questioni centrali della nuova regolamentazione digitale europea. Da un lato le autorità puntano a ottenere la stessa visibilità fiscale esistente per molte attività finanziarie tradizionali, dall’altro il settore crypto solleva il problema della quantità e della sensibilità dei dati che vengono concentrati nelle infrastrutture pubbliche.

Il rigetto della richiesta urgente non chiude questo confronto. Mantiene però operativo il sistema DAC8 e conferma che, almeno per ora, la Francia continuerà ad applicare le nuove regole europee mentre il giudizio sulla loro legittimità proseguirà nel merito.

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