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Lo Stop TRUMP Crypto Act scuote Washington e punta a vietare gli interessi crypto ai vertici della politica americana

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Lo Stop TRUMP Crypto Act scuote Washington e punta a vietare gli interessi crypto ai vertici della politica americana

Negli Stati Uniti il rapporto tra politica e criptovalute torna al centro del dibattito con lo Stop TRUMP Crypto Act, una proposta di legge destinata a imporre forti limitazioni alle attività in asset digitali del Presidente, del Vicepresidente, dei membri del Congresso e dei loro familiari più stretti. Il provvedimento nasce con l’obiettivo dichiarato di ridurre il rischio che chi ricopre incarichi pubblici possa utilizzare la propria posizione per ottenere vantaggi economici personali nel mercato delle criptovalute.

Il nome completo della proposta è Stop Trading, Retention, and Unfair Market Payoffs in Crypto Act of 2025. L’acronimo TRUMP rende evidente anche la dimensione politica dell’iniziativa, promossa dalla deputata democratica Maxine Waters e depositata alla Camera dei Rappresentanti con la sigla H.R.3573.

Il testo non introduce un divieto generale di utilizzo delle criptovalute negli Stati Uniti. Il suo obiettivo è molto più specifico e riguarda il rapporto tra potere politico, proprietà di asset digitali e possibili conflitti d’interesse. Le restrizioni coinvolgerebbero non soltanto Presidente, Vicepresidente e parlamentari, ma anche coniugi, figli e coniugi dei figli.

Uno dei punti centrali riguarda la possibilità di detenere partecipazioni sufficientemente rilevanti in un asset digitale da consentire al proprietario di esercitare un controllo sostanziale sul progetto. La proposta mira quindi a impedire che un esponente politico possa contemporaneamente ricoprire una carica pubblica e mantenere una posizione economica capace di influenzare direttamente il funzionamento di un token o di un progetto crypto.

Il provvedimento interviene anche sui rapporti con le società che emettono asset digitali. I soggetti interessati dalle restrizioni non potrebbero ricoprire incarichi dirigenziali, essere amministratori o proprietari di società emittenti, né partecipare direttamente al lancio, alla sponsorizzazione o alla promozione commerciale di determinati token.

Particolarmente importante è il tema dei compensi. La proposta intende vietare la possibilità di ricevere direttamente o indirettamente pagamenti collegati alla vendita, alla promozione, al marketing o ad altre attività economiche relative agli asset digitali. L’obiettivo è separare in maniera più netta l’esercizio delle funzioni istituzionali dagli interessi economici privati nel settore crypto.

Un altro nodo fondamentale riguarda l’utilizzo di informazioni riservate. Il testo vieterebbe ai funzionari pubblici di effettuare operazioni su asset digitali quando dispongono di informazioni rilevanti non ancora accessibili al mercato. È un principio simile a quello che disciplina l’insider trading nei mercati finanziari tradizionali e che assumerebbe particolare importanza in un settore caratterizzato da forte volatilità e rapidità delle transazioni.

Le restrizioni non si fermerebbero alla proprietà diretta. La proposta cerca infatti di impedire che eventuali divieti possano essere aggirati attraverso società, trust, intermediari o altre strutture utilizzate per nascondere il reale beneficiario degli asset. Questo aspetto potrebbe diventare uno dei più delicati sul piano applicativo, perché nelle criptovalute la ricostruzione della titolarità economica può risultare più complessa rispetto agli strumenti finanziari tradizionali.

Il progetto di legge arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la politica americana sulle criptovalute. Il Congresso continua a discutere una disciplina complessiva del settore, ma lo scontro sui conflitti d’interesse delle figure politiche è diventato uno degli elementi più divisivi. Proprio le norme etiche riguardanti il possesso e l’emissione di asset digitali da parte degli esponenti delle istituzioni hanno contribuito negli ultimi mesi ad alimentare le tensioni tra Democratici e Repubblicani.

Il caso Trump ha inevitabilmente aumentato l’attenzione sul problema. Le attività crypto riconducibili al Presidente e alla sua famiglia hanno trasformato una questione prevalentemente regolamentare in un tema politico molto più ampio, nel quale si intrecciano innovazione finanziaria, trasparenza istituzionale e possibile utilizzo della carica pubblica per interessi economici privati.

Il punto più importante dello Stop TRUMP Crypto Act riguarda quindi un principio destinato probabilmente a rimanere centrale anche oltre l’attuale confronto politico. Più le criptovalute entrano nel sistema finanziario e più diventa necessario stabilire regole chiare anche per chi esercita funzioni pubbliche.

La crescita del mercato crypto pone infatti una questione che gli Stati Uniti non possono più evitare. Non si tratta soltanto di decidere come regolamentare Bitcoin, stablecoin, token e piattaforme digitali, ma anche di stabilire quali limiti debbano rispettare coloro che scrivono quelle stesse regole. In questa prospettiva, lo Stop TRUMP Crypto Act rappresenta un nuovo capitolo dello scontro americano sul futuro della finanza digitale.

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