SBI entra in dtcpay con il round da 25 milioni e rafforza il ponte tra stablecoin e finanza tradizionale
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Il gruppo finanziario giapponese SBI rafforza la propria presenza nel settore dei pagamenti digitali investendo in dtcpay, società con sede a Singapore specializzata nell’integrazione tra stablecoin e finanza tradizionale. L’operazione completa un round di Serie A da 25 milioni di dollari e conferma il crescente interesse degli operatori istituzionali per infrastrutture capaci di rendere gli asset digitali utilizzabili nei pagamenti quotidiani e nelle transazioni internazionali.
Il finanziamento era stato avviato nei mesi scorsi con il sostegno di Vertex Ventures Southeast Asia & India e ha poi visto l’ingresso di SBI Group attraverso SBI Ventures Asset e il fondo SBI-NTU-Kyobo Digital Innovation. Al round hanno partecipato anche Genedant Capital e l’investitore singaporiano Kwee Liong Tek. La società non ha reso pubblici né la propria valutazione né l’ammontare preciso investito da SBI, ma la presenza del gruppo giapponese attribuisce al progetto un peso strategico che va oltre il semplice apporto di capitale.
Fondata per costruire un ponte operativo tra valute tradizionali e asset digitali, dtcpay sviluppa soluzioni che permettono a imprese e consumatori di accettare, conservare e utilizzare stablecoin all’interno di circuiti di pagamento regolamentati. La piattaforma offre servizi di conversione tra stablecoin e moneta fiat, sistemi per gli esercenti e strumenti collegati alle reti di pagamento internazionali. Una parte importante dell’offerta è rappresentata dalla carta Visa che consente di trasformare automaticamente stablecoin in valuta tradizionale al momento della spesa, rendendo l’esperienza molto simile a quella di una normale carta bancaria.
La società punta inoltre sul commercio fisico. La propria infrastruttura consente ai negozi di accettare stablecoin direttamente presso il punto vendita, mentre l’integrazione con WalletConnect amplia la compatibilità con centinaia di wallet digitali. L’obiettivo è ridurre la distanza tra il mondo blockchain e i sistemi di pagamento già utilizzati da milioni di persone, evitando che l’utente debba affrontare passaggi tecnici complessi per spendere asset digitali.
Il nuovo capitale sarà utilizzato per ampliare la rete di esercenti, sviluppare nuove funzioni nell’app e potenziare un portale dedicato ai clienti aziendali. L’espansione riguarda anche il profilo geografico. dtcpay possiede una licenza di Major Payment Institution rilasciata dalla Monetary Authority of Singapore e dispone inoltre di un’autorizzazione come Electronic Money Institution in Lussemburgo, elemento che le consente di operare nel mercato europeo. La società dichiara inoltre presenze regolamentari o registrazioni in altri mercati, tra cui Hong Kong, Australia, Stati Uniti e Canada.
L’ingresso di SBI assume particolare rilievo perché il gruppo giapponese è attivo da anni nelle infrastrutture finanziarie digitali, nella blockchain e negli asset crittografici. Il suo investimento in dtcpay si inserisce quindi in una strategia più ampia che mira a collegare finanza tradizionale, servizi bancari e nuovi strumenti basati su token. Per SBI, Singapore e il Sud-est asiatico rappresentano inoltre un’area chiave per lo sviluppo di nuovi corridoi finanziari regolamentati tra Giappone e mercati internazionali.
Il tema centrale resta quello dei pagamenti transfrontalieri. Le stablecoin possono trasferire valore rapidamente e con costi inferiori rispetto a molte procedure bancarie tradizionali, ma la loro diffusione dipende dalla capacità degli operatori di offrire servizi conformi alle regole, integrati con i circuiti esistenti e sufficientemente semplici per imprese e consumatori. In questo scenario, dtcpay cerca di posizionarsi come infrastruttura regolamentata più che come semplice piattaforma crypto.
Il round da 25 milioni di dollari mostra così una tendenza sempre più evidente nel settore finanziario. Le stablecoin stanno progressivamente uscendo dalla sola dimensione del trading per diventare strumenti di pagamento, regolamento e trasferimento internazionale. L’interesse di gruppi come SBI suggerisce che la prossima fase della competizione non riguarderà soltanto quale token verrà utilizzato, ma soprattutto chi riuscirà a costruire reti affidabili, autorizzate e globali capaci di collegare blockchain, banche, carte e commercianti in un’unica esperienza di pagamento.




