Washington sanziona BitBank e accusa l’exchange iraniano di gestire in Bitcoin i pagamenti per il passaggio nello Stretto di Hormuz
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Il confronto tra Stati Uniti e Iran si sposta sempre più anche sul terreno delle criptovalute. Washington ha imposto nuove sanzioni contro BitBank, exchange con sede a Teheran accusato dal Dipartimento del Tesoro statunitense di aver svolto un ruolo centrale nella gestione di flussi finanziari collegati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e ai pagamenti effettuati per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz.
Secondo le autorità americane, BitBank avrebbe trasferito centinaia di milioni di dollari in Bitcoin verso strutture riconducibili ai Pasdaran e sarebbe stato utilizzato per movimentare parte delle somme raccolte dalla Hormuz Safe Marine Services Authority. L’organizzazione iraniana gestisce servizi destinati alle imbarcazioni che attraversano uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta, attraverso il quale transita una quota rilevante del commercio mondiale di petrolio e gas.
Le autorità statunitensi sostengono che alcune petroliere avrebbero versato somme comprese tra uno e due milioni di dollari per ottenere servizi collegati al passaggio sicuro nello Stretto. Una parte di questi fondi, secondo il Tesoro americano, sarebbe stata trasferita attraverso BitBank a partire dal mese di giugno, trasformando così un’infrastruttura apparentemente legata ai servizi marittimi in un possibile canale finanziario basato anche sugli asset digitali.
Le sanzioni hanno colpito non soltanto BitBank, ma anche Pishtaz Simorgh Electronic Trade Company, società indicata come sviluppatrice tecnologica dell’exchange. Nel provvedimento sono inoltre coinvolte persone considerate vicine a Babak Zanjani, controverso uomo d’affari iraniano da anni associato dalle autorità occidentali alle reti utilizzate da Teheran per aggirare le restrizioni internazionali.
Zanjani era stato condannato a morte in Iran nel 2016 per appropriazione indebita, ma la pena è stata successivamente commutata. Negli ultimi anni è tornato a essere attivo in diversi progetti economici legati al Paese. Gli Stati Uniti avevano già colpito altre iniziative riconducibili alla sua rete, comprese piattaforme dedicate agli asset digitali e società operative tra Iran, Turchia ed Emirati Arabi Uniti.
La nuova iniziativa rientra nella strategia americana denominata Operation Economic Outcast, con la quale Washington punta a limitare la capacità dell’Iran di accedere ai circuiti finanziari internazionali. Le misure riguardano progressivamente petrolio, trasporti, società commerciali, intermediari finanziari e ora anche infrastrutture costruite attorno alle criptovalute.
Le conseguenze delle sanzioni possono estendersi oltre i confini statunitensi. I beni riconducibili ai soggetti designati e sottoposti alla giurisdizione americana vengono congelati e cittadini e imprese statunitensi non possono intrattenere rapporti con loro. La presenza di sanzioni secondarie aumenta inoltre il rischio per banche, exchange e intermediari stranieri che continuassero a processare determinate transazioni, perché potrebbero subire limitazioni nell’accesso al sistema finanziario americano.
Il caso evidenzia ancora una volta il doppio volto degli asset digitali nel sistema economico globale. Bitcoin permette trasferimenti internazionali senza la necessità di utilizzare direttamente le tradizionali reti bancarie, ma la blockchain registra pubblicamente le transazioni e può quindi diventare anche uno strumento di analisi per le autorità. Nel provvedimento contro BitBank, tuttavia, gli Stati Uniti non hanno pubblicato specifici indirizzi di wallet, elemento che rende più complessa l’attività di screening automatico da parte degli operatori internazionali.
Lo Stretto di Hormuz resta intanto uno dei punti più sensibili della geopolitica mondiale. Qualunque tensione in quest’area può produrre conseguenze immediate sui trasporti, sul prezzo dell’energia e sulle catene di approvvigionamento. L’ingresso delle criptovalute in questo scenario mostra come le nuove infrastrutture finanziarie digitali siano ormai diventate parte integrante delle strategie economiche e geopolitiche degli Stati.
La vicenda BitBank segna quindi un passaggio importante. Le criptovalute non vengono più osservate soltanto come strumenti di investimento o innovazione tecnologica, ma anche come infrastrutture capaci di incidere sulla circolazione internazionale del denaro, sull’efficacia delle sanzioni economiche e, in ultima analisi, sugli equilibri di potere tra Paesi.




