Bitget porta su Solana un token legato alla futura IPO di OpenAI ma senza vendere azioni della società
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Bitget prova a portare nel mercato crypto uno dei nomi più osservati dell’economia tecnologica globale: OpenAI. L’exchange ha infatti annunciato il lancio di preOPAI, un token basato su Solana pensato per offrire agli investitori retail una forma di esposizione economica alla futura, eventuale quotazione in borsa della società che ha reso l’intelligenza artificiale generativa un fenomeno mondiale. Il prodotto sarà disponibile sulla piattaforma IPO Prime di Bitget, con sottoscrizioni aperte dal 12 al 15 maggio, e rappresenta la seconda iniziativa di questo tipo dopo il precedente token collegato a SpaceX.
Il funzionamento è apparentemente semplice, ma richiede molta attenzione. Il token preOPAI non è un’azione di OpenAI, non attribuisce diritti societari, non consente di partecipare all’assemblea, non dà accesso a dividendi e non comporta alcuna proprietà diretta nel capitale della società. È uno strumento costruito per replicare, in modo economico e indiretto, l’andamento che OpenAI potrebbe avere dopo un’eventuale IPO. In altre parole, l’investitore non compra OpenAI, ma acquista un token che promette un’esposizione finanziaria collegata alla futura valorizzazione della società.
Il prezzo iniziale è fissato a 725 dollari per unità, con un investimento minimo di 100 dollari. La dimensione complessiva dell’offerta è pari a 29.082 token, per un valore totale di circa 21,08 milioni di dollari. I token sono stati coniati sulla blockchain Solana il 7 maggio da Republic, piattaforma fintech con sede a New York che opera come emittente regolamentato. Le assegnazioni saranno distribuite in tre diverse fasi tra maggio e luglio, confermando una struttura pensata per rendere progressivo l’accesso al prodotto.
Il punto centrale, tuttavia, resta la distinzione tra tokenizzazione ed effettiva partecipazione azionaria. Bitget non sta vendendo azioni OpenAI e OpenAI non ha approvato il prodotto. Questo elemento è essenziale perché il mercato degli asset digitali tende spesso a trasformare aspettative, marchi e narrazioni tecnologiche in strumenti finanziari complessi, comprensibili solo se letti con prudenza. La presenza del nome OpenAI può attirare interesse, ma non deve far dimenticare che il token non crea un rapporto giuridico diretto tra l’investitore e la società di intelligenza artificiale.
Il precedente più vicino è quello di Robinhood, che lo scorso anno aveva lanciato asset tokenizzati collegati a OpenAI e SpaceX per gli utenti europei. OpenAI aveva preso pubblicamente le distanze dall’iniziativa, precisando che quei token non costituivano equity della società e che non era stato autorizzato alcun trasferimento di azioni. Il caso mostra quanto sia delicato il confine tra innovazione finanziaria e percezione del pubblico, soprattutto quando si usano nomi molto noti per costruire prodotti rivolti anche a investitori non professionali.
Republic, dal canto suo, sta ampliando la propria offerta di private equity tokenizzato. Prima di preOPAI aveva già facilitato il listing di preSPAX, token collegato a SpaceX, sempre sulla piattaforma IPO Prime di Bitget. In quel caso il valore di sottoscrizione era stato pari a 61,1 milioni di dollari, confermando l’interesse del mercato per strumenti che promettono accesso anticipato a società private ad altissima capitalizzazione.
Il lancio di preOPAI arriva però in una fase in cui il percorso di OpenAI verso la borsa resta incerto. L’ipotesi di una quotazione tra fine 2026 e 2027 continua a circolare, ma pesano i costi infrastrutturali, gli investimenti necessari per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e le perdite previste. Non risulta ancora depositato alcun documento S-1 presso la SEC, passaggio indispensabile per avviare concretamente il processo di IPO negli Stati Uniti.
Per gli investitori retail, quindi, il fascino del prodotto è evidente, ma anche il rischio. preOPAI intercetta il desiderio di partecipare alla crescita di una delle società più influenti dell’era tecnologica, ma lo fa attraverso una struttura indiretta, fondata su aspettative, valutazioni implicite e meccanismi di mercato non sempre immediati. La blockchain può rendere più accessibile e liquida una forma di esposizione finanziaria, ma non trasforma automaticamente un token in un’azione. Ed è proprio qui che si gioca la vera partita: capire la differenza tra accesso simbolico al futuro e reale partecipazione economica a una società.




