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Grayscale spinge le blockchain verso il post quantum mentre Solana rallenta e Algorand corre

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Grayscale spinge le blockchain verso il post quantum mentre Solana rallenta e Algorand corre

Il mondo delle blockchain sta entrando in una fase nuova, meno spettacolare di un rally improvviso ma forse molto più decisiva per il suo futuro. Il tema è quello della crittografia post-quantistica, cioè la capacità delle reti di difendersi dal giorno in cui i computer quantistici diventeranno abbastanza potenti da mettere in crisi i sistemi crittografici oggi utilizzati da Bitcoin, Ethereum e da gran parte dell’ecosistema crypto. Negli ultimi giorni il dibattito ha subito un’accelerazione netta perché una nuova ricerca di Google Quantum AI ha sostenuto che la vulnerabilità della crittografia a curva ellittica potrebbe manifestarsi con risorse molto inferiori rispetto a quanto si pensasse fino a poco tempo fa.

Il punto centrale, invero, è che la minaccia non viene più trattata come una curiosità teorica da rimandare al futuro remoto. Il white paper pubblicato il 30 marzo 2026 stima che un attacco all’ECDLP, il problema matematico alla base di molta sicurezza blockchain, potrebbe essere eseguito in pochi minuti con meno di mezzo milione di qubit fisici in certe architetture superconducting. È una revisione profonda rispetto alle stime precedenti e spiega perché Google stia puntando a una transizione generale verso strumenti di protezione quantum resistant entro il 2029. Anche se oggi non esistono ancora macchine capaci di fare questo salto, il solo fatto che la soglia teorica si stia abbassando cambia il tono della discussione.

In questo quadro si inserisce l’intervento di Grayscale, che ha invitato le blockchain pubbliche a non aspettare oltre. Zach Pandl, responsabile della ricerca della società, ha osservato che il progresso del quantum computing potrebbe avvenire in modo discontinuo, con balzi improvvisi più che con una crescita lineare. È proprio questa possibilità a rendere pericolosa l’inerzia. Il messaggio è chiaro. Oggi non c’è ancora una minaccia operativa immediata per le reti pubbliche, ma il tempo utile per prepararsi è già iniziato. La scadenza indicativa del 2029 non va quindi letta come una profezia, bensì come un termine strategico entro cui l’industria dovrebbe aver avviato seriamente la migrazione.

Il problema, però, è che aumentare la sicurezza può significare sacrificare la velocità, e qui emerge il caso di Solana. I test svolti con Project Eleven hanno mostrato che l’adozione di firme resistenti al quantum può rallentare la rete di circa il 90 per cento. Non solo. Le firme diventano da 20 a 40 volte più grandi, con effetti diretti sulla capacità della rete di gestire molte transazioni in parallelo. Per una blockchain che ha costruito la propria identità sulla scalabilità e sull’alta capacità di elaborazione, il dato è tutt’altro che marginale. Si apre infatti un conflitto strutturale tra due promesse fondamentali del settore, cioè prestazioni elevate e difesa di lungo periodo.

Giova ricordare che questo non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, ma un nodo economico e competitivo. Se una rete perde gran parte della sua efficienza per diventare più sicura, cambia anche il suo posizionamento di mercato. Commissioni, throughput, capacità di supportare applicazioni decentralizzate e attrattività per sviluppatori e investitori potrebbero essere toccati direttamente. In altre parole, il passaggio al post quantum non sarà solo una questione di aggiornamento crittografico, ma una ridefinizione del modello industriale di molte blockchain. È qui che la discussione diventa più interessante, perché costringe il settore a scegliere che cosa considera davvero essenziale per sopravvivere.

Mentre Solana si confronta con questo dilemma, Algorand sta beneficiando della narrativa opposta. Il token ALGO ha registrato un forte rialzo negli ultimi giorni dopo che il paper di Google ha richiamato più volte la rete come esempio reale di preparazione post-quantistica. La documentazione ha evidenziato l’uso di firme Falcon e di state proofs, già attive sulla mainnet dal 2022. Il mercato, come spesso accade, ha trasformato rapidamente un riconoscimento tecnico in una storia finanziaria. Quando una rete appare pronta prima delle altre su un terreno che può diventare decisivo, la percezione del rischio cambia e con essa cambia anche la valutazione del token.

Il segnale che arriva da questa vicenda è netto. La prossima grande competizione tra blockchain potrebbe non riguardare soltanto DeFi, memecoin o velocità di esecuzione, ma la capacità di restare affidabili nell’era del quantum computing. Chi saprà integrare sicurezza avanzata senza distruggere le proprie prestazioni avrà un vantaggio reale. Chi invece rimanderà troppo a lungo rischierà di trovarsi con reti molto efficienti, ma costruite su fondamenta che il mercato potrebbe iniziare a considerare fragili. Per il settore crypto, il tema quantum non è più fantascienza. È già una prova di maturità.

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