Tether congela 131 milioni di dollari dopo le nuove sanzioni USA sui wallet iraniani
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Gli Stati Uniti hanno rafforzato la pressione finanziaria sull’Iran includendo quattro nuovi indirizzi di criptovalute collegati alla Banca centrale iraniana nell’elenco delle sanzioni dell’Office of Foreign Assets Control. La misura, pubblicata il 14 luglio 2026, non introduce una nuova sanzione contro l’istituto, già colpito dal 2019, ma aggiorna la sua scheda ufficiale aggiungendo quattro wallet sulla rete Tron.
L’intervento mostra come il controllo delle sanzioni internazionali si stia spostando sempre più anche sulle infrastrutture blockchain. Gli indirizzi individuati avevano ricevuto complessivamente oltre 165 milioni di dollari in stablecoin. Dopo l’aggiornamento dell’OFAC, Tether ha congelato circa 131 milioni di dollari in USDT ancora presenti nei portafogli, impedendo che quelle somme potessero essere trasferite o riscattate.
Il congelamento non equivale però a un sequestro tradizionale. I token restano registrati sulla blockchain e continuano a risultare associati ai wallet interessati, ma non possono essere movimentati perché l’emittente della stablecoin ha inserito gli indirizzi nella propria lista di blocco. Una parte delle risorse era già stata trasferita prima dell’intervento, circostanza che spiega la differenza tra i 165 milioni ricevuti e i 131 milioni effettivamente immobilizzati.
Secondo le analisi on-chain, i quattro indirizzi avrebbero ricevuto fondi anche da un fornitore istituzionale di liquidità e da un processore di pagamenti con sede in Asia. Questi collegamenti confermano la complessità delle reti finanziarie digitali, nelle quali capitali, intermediari e piattaforme possono attraversare più Paesi in tempi molto rapidi. Per exchange, custodi e società specializzate nella conformità, la pubblicazione degli indirizzi crea un riferimento preciso da utilizzare nei controlli antiriciclaggio e nelle verifiche sulle controparti.
La Banca centrale iraniana era stata designata dagli Stati Uniti nel settembre 2019 nell’ambito delle misure contro il finanziamento delle Guardie rivoluzionarie, della Forza Quds e di Hezbollah. Negli ultimi anni, secondo le autorità e le società di analisi blockchain, l’Iran avrebbe fatto crescente ricorso alle stablecoin per aggirare le limitazioni bancarie, preservare valore e trasferire risorse fuori dai circuiti finanziari tradizionali.
USDT è particolarmente utile in questi contesti perché mantiene un valore collegato al dollaro, è facilmente trasferibile ed è accettato su numerose piattaforme internazionali. La stessa caratteristica che rende le stablecoin efficienti nei pagamenti globali può però trasformarsi in un punto debole per chi tenta di utilizzarle per eludere le sanzioni. A differenza di Bitcoin, infatti, token centralizzati come USDT possono essere bloccati direttamente dall’emittente quando un indirizzo viene segnalato dalle autorità.
L’ultima operazione porta a circa 475 milioni di dollari il valore complessivo degli USDT congelati da Tether in wallet ricondotti alla Banca centrale iraniana. Nell’aprile 2026 la società aveva già immobilizzato oltre 344 milioni di dollari distribuiti su due indirizzi, collaborando con le autorità statunitensi. Tether sostiene di lavorare con centinaia di organismi investigativi in decine di Paesi e di avere bloccato miliardi di dollari collegati a frodi, riciclaggio e attività illecite.
Il caso mette in evidenza una contraddizione solo apparente della finanza digitale. Le criptovalute possono facilitare il trasferimento internazionale del valore e ridurre la dipendenza dai sistemi bancari, ma le blockchain pubbliche lasciano tracce permanenti e analizzabili. Inoltre, quando entra in gioco una stablecoin centralizzata, il potere dell’emittente diventa decisivo.
Per il mercato crypto, la vicenda rappresenta un nuovo segnale della crescente integrazione tra tecnologia blockchain, sicurezza nazionale e politica estera. Gli indirizzi digitali stanno diventando elementi ordinari delle liste sanzionatorie, mentre exchange e operatori sono chiamati a rafforzare i controlli. La promessa di una finanza senza confini si confronta così con una realtà nella quale regole, emittenti e autorità possono ancora incidere direttamente sulla circolazione del denaro digitale.
L’OFAC ha inoltre precisato che l’elenco pubblicato non è esaustivo, lasciando aperta la possibilità che altri indirizzi controllati dall’istituto siano già soggetti al blocco.




